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Antonio del Pollaiolo
orafo, pittore, scultore, precursore in un epoca di cambiamenti


 


 


 


 


 

Antonio di Jacopo Benci, detto il Pollaiolo, nacque a Firenze in data imprecisata  nel 1431 o nel 1432.

 I  primi lavori dell'artista sono opere in oreficeria nelle quali fin da subito
 si evidenzia la tendenza pionieristica dell'artista all'uso plastico dinamico della linea, tecnica questa  che svilupperà  anche  nelle sue opere di pittura.
 Ne è esempio una delle sue più belle e forse
 meno conosciute opere, il misterioso e controverso dipinto
 raffigurante la comunione di
 Santa Maria Maddalena Egiziaca custodita oggi assieme
ad altre opere e manufatti in oro nel
Museo della Pieve di Staggia, ancor oggi a  confine  tra
 le terre guelfa e ghibellina di  Firenze e Siena [...].

 Ma quell'uso della linea che contraddistingue
il Pollaiolo è ancor più evidente nella rappresentazione
di corpi nudi, per esempio nelle opere Danza nudi,
Battaglia di nudi, Ritratto di Gentildonna.

Nel 1460 eseguì per Piero de Medici altri tre quadri rappresentativi:
 Fatiche d'Ercole, Ercole e Anteo, Ercole e l'Idra.
Eseguì anche numerosi ritratti tra i quali il Ritratto di Gentildonna custodito al museo Poldi-Pezzoli di Milano.
Tra le altre opere di pittura ricordiamo il Martirio di San Sebastiano esposto alla National Gallery di Londra e il Ratto di Dejanira che si trova al museo Jarves a New Haven.
L'artista morì a Roma nel 1498.

info@pollaiolo.net

ASSOCIAZIONE AMICI DI STAGGIA



 

Museo di Staggia

(SIENA)

Staggia

Le prime notizie relative al borgo medievale di Staggia, possesso della Contessa Ava della famiglia Lambardi,
 fondatrice tra l'altro di Badia Isola, risalgono a documenti scritti tra il X e l'XI secolo.

 Nel XII secolo fu dei Soarzi, alleati di Siena. Nel 1157 i senesi, diffidando della fedeltà di questa famiglia, le imposero gravose condizioni.
I Soarzi, mal sopportando questi oneri, si accordarono con Firenze ma a causa di questo tradimento, in seguito, subirono per rappresaglia la distruzione dei castelli di Strove e appunto di Staggia.

Il secolo successivo vide ineluttabile la decadenza dei Soarzi, mentre ai piedi del Castello inarrestabile andava sviluppandosi il borgo, attraversato da un nuovo ramo della nevralgica via Francigena.
 
Alla fine del 1200, il castello di Staggia fu acquistato e fortificato dai Franzesi, famiglia di mercanti originaria di Figline Valdarno, arricchitasi a Parigi. Proprio gli influssi stilistici dell'architettura francese resero unico questo castello rispetto alle costruzioni dell'epoca in Italia.

Nel 1303 si concertò in questo luogo l'impresa conclusasi con l'oltraggio di Anagni.

Nel 1361 la compagnia commerciale dei Franzesi fallì ed il castello fu acquistato dalla Repubblica Fiorentina per 18000 fiorini d'oro.

Nel 1372 (o 1373) si provvide al potenziamento della cinta muraria, a protezione del borgo, unita mediante un complesso di ponti sia al maestoso cassero che ai due torrioni circolari.

Le mura furono ulteriormente rafforzate nel 1431 (o 1432), anno in cui fu costruita, nel mezzo del cassero, un'altra torre quadrata.
In questa occasione venne inviato Filippo Brunelleschi a sovrintendere ai lavori.
La rocca di Staggia subì in seguito numerosi assalti, senza essere per altro espugnata, finché dopo il 1554 seguì le sorti del Granducato.

  
Documento medievale riguardante il Castello di Staggia
 
 

Immagini del Castello antecedenti l'ultimo restauro

 

Staggia ha dato i natali a molti personaggi illustri, fra cui spicca il Beato Guido da Staggia, uno dei fondatori dell'ordine Agostiniano, che successivamente fu patriarca di Aquileia.

Da un documento rinvenuto nell'Archivio di Stato di Siena risulta che in questo luogo si fermò anche Dante Alighieri quando nel 1300 si stava recando a Roma per l'Anno Santo; viaggio che Dante stesso rimembra  nella sua Commedia.